Biomasse da rifiuti

Quando usiamo il termine “biomasse” ci riferiamo a tutto ciò che presenta origine organica fatta eccezione per le plastiche e per i fossili. Quindi possono essere considerati biomassa un insieme di materiali differenti: vegetali, da allevamento, da scarti agricoli, dall’industria del legno, e, non meno importanti, le biomasse da rifiuti urbani e industriali.

Sembra incredibile, ma è possibile ottenere energia anche da rifiuti urbani e industriali differenziati. L’utilizzo in questo senso dei rifiuti potrebbe essere spinto tanto più se si considera lo stato disastroso delle discariche italiane, quasi tutte eccessivamente piene.

L’applicazione energetica derivata, in questo campo, andrebbe ad incrementare il settore dell’energia elettrica, dell’energia termica, dei composti chimici e dei combustibili (come ad esempio con la costituzione di biogas). Niente male per qualcosa che viene considerato “rifiuto” e quindi, dal nome stesso, inutilizzabile.

C’è da ricordare, però, che non tutti i rifiuti possono diventare biomassa, ma soltanto quei componenti biodegradabili. Una ulteriore distinzione va fatta tra i rifiuti completamente biodegradabili e quelli che lo sono solo parzialmente. Se per errore venisse effettuata una combustione su rifiuti urbani non ben differenziati, si potrebbero generare emissioni di metalli ed altre sostanze tossiche nell’atmosfera. Ecco perché è indispensabile procedere dapprima ad un’accurata selezione a monte del materiale utilizzabile.

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