Lo stato di sviluppo dell’eolico mondiale

stato eolico 1Secondo il report 2012 della World Wind Energy Association, i dati raccolti dimostrano che a tutto il 2012 sono stati portati ottimi frutti all’eolico, proseguendo la sua costante crescita. Nell’arco di dieci anni, si è passati da una potenza complessiva di 31 GigaWatt a 282 GigaWatt, quasi decuplicando la produzione energetica. Anche se la crescita è stata inferiore rispetto al trend degli anni precedenti, le prospettive restano positive perché il mercato riesce a convogliare attorno a sé investimenti pari a sessanta miliardi di euro ogni anno e a generare il 3% del fabbisogno mondiale di energia, un buon dato che dimostra però come ci siano ancora ampi margini di miglioramento.

La diffusione dell’eolico nel pianeta interessa cento Paesi, ultima in ordine di tempo l’Islanda, che ha permesso il passaggio alla terza cifra decimale. I leader di produzione eolica restano Cina e Stati Uniti, che hanno incrementato le proprie produzioni di ulteriori 13GigaWatt a testa. L’Europa conferma i suoi buoni risultati, con nuove installazioni per 12,7GigaWatt appena alle spalle della coppia di testa, raggiungendo una potenza tatale di 107GigaWatt. Nel contesto europeo, leader è la Germania (+2,4GWatt) mentre l’Italia è nella media dei Paesi europei, con 1GWatt ulteriore aggiunto alla propria produzione. Il tasso di crescita con il maggior sprint si è avuto invece in Sud America e in Est Europa: 130% di nuovi impianti in più in Romania, 80% di crescita in Argentina ed Ucraina, 75% in Brasile.

Secondo le proiezioni della Wwea si riusciranno a superare i 500GWatt di energia eolica nel 2016 per sfondare quota 1000GWatt nel 2020.

stato eolico 2Gli investimenti considerevoli che sono necessari di base per la realizzazione dei parchi eolici fa sì che a contendersi il mercato siano pochi grandi competitor, non è un caso che dieci colossi controllino il 70% del mercato. Le aziende leader sono l’americana General Electric che controlla l’11,8% delle turbine eoliche mondiali, e la danese Vestas, che detiene la stessa quota di mercato ma che è in flessione per proprie difficoltà di finanziamento. La quasi totalità del successo della General Electrict è comunque dovuto alla grande spinta ricevuta dal mercato interno americano. Sul podio sale la Siemens (10% delle turbine) che punta molto sulla realizzazione di progetti offshore, vale a dire i parchi eolici realizzati su piattaforme marine. Nelle prime dieci figurano poi ben quattro aziende cinesi che hanno perso posizioni a causa del crollo della domanda interna alla Cina, ma la situazione dovrebbe riequilibrarsi nel giro di breve tempo. E il made in Italy nell’eolico? È davvero esile, tanto che non esistono aziende degne di nota capaci di dare una minima concorrenza con i colossi mondiali. Le vendite delle turbine, infatti, restano anche in Italia una questione tra le imprese estere già citate, da noi soprattutto Vestas e Gamesa. L’unica azienda che val la pena citare è Enel, che possiede l’1,6% dei parchi eolici mondiali.

La ricerca per il miglioramento tecnologico prosegue incessante e si registra la tendenza ad accrescere le dimensioni degli impianti e presto si realizzeranno degli aerogeneratori da 10MW, nonché la capacità di gestire degli impianti offshore sempre più lontani dalla costa, alzando l’attuale distanza media di 29 km dalla costa. Proprio le innovazioni nell’off shore potrebbero rivelarsi le più interessanti per il mercato energetico eolico italiano, ricco di coste dai fondali molto profondi.

 

Fonti:

http://www.energystrategy.it/report/eolico.html

http://www.wwindea.org/home/index.php

 

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