Energia idroelettrica dai fiumi

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Immagini: © 2011 – Public-domain-photos.com, photo by Jon Sullivan .

A causa della particolare conformazione del territorio, l’Italia si presta molto bene allo sfruttamento dell’energia idroelettrica grazie alla presenza di numerosi corsi d’acqua lungo i pendii alpini e appenninici. Non è un caso se questa fonte di energia è stata di gran lunga la prima ad essere utilizzata tra le fonti rinnovabili e se tuttora rappresenta la punta più elevata di produzione tra le energie rinnovabili. Tuttavia, molto può essere ancora fatto per migliorare le rese energetiche.

Il territorio italiano, infatti, non presenta solo grandi fiumi, ma, spesso e volentieri, anche numerosissimi fiumi di dimensioni più modeste che ad oggi non sono sfruttati a livello di produzione energetica.

Eppure riuscire a ricavare energia idroelettrica dai fiumi anche di più modeste dimensioni non è più impossibile. Grazie alla ricerca negli ultimi anni si sono avute ulteriori innovazioni in questo particolare settore e così le ultime “microturbine” hanno consentito la possibilità di realizzare degli impianti di dimensioni ridotte, detti di “mini-idroelettrico”, capaci di immagazzinare energia anche da “salti” d’acqua più limitati e l’unico requisito è che tali salti siano il più possibile costanti (per scoprire come viene immagazzinata l’energia idroelettrica nel dettaglio, leggere quest’articolo).

Alla luce di ciò, la nostra nazione rappresenterebbe una sorta di miniera idroelettrica ancora con un potenziale tutto da sfruttare, grazie ai numerosi corsi d’acqua ancora non dotati di mini impianti idroelettrici.

Gli interventi potrebbero essere di due tipi. Da un lato, ci sarebbe la possibilità di tornare a sfruttare degli impianti di produzione più piccoli realizzati all’inizio del Novecento e abbandonati perché diventati nel frattempo superati, dall’altro diventa possibile analizzare il territorio per scoprire dove poter realizzare dei nuovi impianti mini-idroelettrici da fiumi di dimensioni più modeste, realizzando dei piccoli bacini che consentano un “salto” ridotto dell’acqua fluente. Il tutto, potrebbe anche portare a dei risvolti turistici e paesaggistici, bonificando il territorio circostante che si renderebbe utilizzabile anche a livello agricolo.

Un esempio di vecchio impianto recuperato dal punto di vista idroelettrico possiamo vederlo nel breve filmato proposto qui di seguito.

Come noterete, si tratta di un vero e proprio mulino convertito ad energia idroelettrica che può avere buoni ritorni anche a livello turistico. Un impianto a rendimento molto basso, ma che potrebbe migliorare ancora con turbine assiali nascoste alla vista.

Con il mini-idroelettrico dai fiumi, l’Italia potrebbe rispondere alla richiesta dell’Agenzia internazionale dell’energia che vorrebbe raddoppiare l’energia idroelettrica mondiale entro il 2050. Nonostante l’idroelettrico rappresenti la prima fonte di energia rinnovabile –  pari al 16,3% dell’energia prodotta nel mondo e superiore anche alla pericolosa energia nucleare (12,8%) – l’avanzare tecnologico rappresenta una frontiera importante per fare molto di più.

Accanto alle innovazioni tecnologiche da implementare, un altro aspetto che sarà decisivo è quello della cooperazione tra nazioni circa lo sfruttamento energetico dei grandi fiumi di confine. Una visione lungimirante con piani nazionali ben definiti e suddivisioni energetiche eque, potrebbe portare grandi benefici a tutti.

Molto può essere ancora fatto per l’energia idroelettrica dai fiumi, starà alle capacità dialettiche e tecnologiche degli Stati capire che questo tipo di energia non va osteggiata ma accompagnata verso uno sviluppo più “dolce”, lasciandosi alle spalle quelle tragedie derivanti dai crolli di dighe che durante la metà del Novecento ne hanno minato lo sviluppo.

Ora il progresso è molto più maturo per ottenere importanti risultati in totale sicurezza.

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