Origine e diffusione dell’energia idroelettrica

L’energia idrica è una delle più antiche forme di energia “pulita” utilizzate dall’uomo. Egli si è infatti reso conto presto di quanto forte fosse il moto ondoso di fiumi e mari ed ha cominciato a sfruttare questa forza già negli ultimi secoli avanti Cristo, con l’introduzione della ruota ad acqua nel mondo dell’Antica Grecia. Già nei primi anni  successivi alla nascita di Cristo, questa tecnologia si era largamente diffusa dall’Asia Minore verso l’Impero Romano, l’Egitto, l’Asia e l’India, per raggiungere il mondo islamico intorno al settimo secolo che le introdusse sulle rive dei “mitici” fiumi della civiltà mesopotamica, il Tigri e l’Eufrate.

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Acqua corrente su rocce di Pauline Moir

L’utilizzo sistematico su larga scala della ruota idraulica si ha durante il Medioevo a livello mondiale, raggiungendo dunque anche le Americhe a seguito della loro scoperta. I mulini ad acqua erano ovunque e venivano utilizzati per i più svariati motivi, come la macinazione di legno, pietre, cereali e uve o per la lavorazione dei tessuti, sia a ruota orizzontale che a ruota verticale, con l’acqua che poteva essere fatta scorrere sulla ruota dall’alto oppure dal basso. Si trattava ancora di opere realizzate in legno e durante il Settecento e l’Ottocento la Rivoluzione Industriale e l’invenzione dell’energia elettrica hanno fatto attenuare notevolmente l’importanza dell’acqua nel campo energetico. Tuttavia, a partire dalla fine dell’Ottocento si è avuto un rinnovato interesse verso le possibilità nel campo idrico applicate all’energia elettrica, commistione che permette dunque la nascita ufficiale dell’energia idroelettrica, un tipo di energia assolutamente pulita che sfrutta il moto delle acque per la produzione di energia elettrica.

Per accumulare l’energia si è resa necessaria l’applicazione di apposite turbine, e quella che utilizza il sistema tuttora in uso fu inventata da Viktor Kaplan nel 1913. Già dalla fine dell’Ottocento, comunque, si diffondono anche in Italia numerose centrali idroelettriche, inizialmente da iniziative private, finché negli Anni Sessanta furono tutte nazionalizzate dall’Enel. Per far sì che la spinta dell’acqua diventasse ancora più consistente, continua e regolare, è stato ampiamente diffuso l’utilizzo di dighe fin dai primi anni del Novecento, ma la tragedia del crollo della diga del Vajont del ’63 ha di fatto causato una battuta d’arresto importante nella diffusione dell’idroelettrico sul territorio italiano.

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Spruzzi d’acqua di MALIZ ONG

Da tempo, la produzione italiana si attesta sui 45 miliardi di kW all’anno, con un potenziale però ancora largamente inutilizzato.

Le politiche di incentivazione delle fonti energetiche rinnovabili di recente introduzione e le innovazioni determinanti nel campo dei sistemi architettonici, hanno reso oggi nuovamente appetibile e conveniente l’energia idroelettrica, soprattutto con l’introduzione delle cosiddette minicentrali che riescono ad utilizzare la forza dell’acqua anche con piccole portate. Non è da escludere che molti dei vecchi mulini ad acqua possano essere riconvertiti a minicentrali idroelettriche, perché già posizionati nei luoghi ottimali per il suo sfruttamento.
Allo stato attuale, dopo l’Asia, l’Europa è il secondo maggior produttore mondiale di energia idroelettrica ed è di gran lunga l’energia rinnovabile che produce di più, con l’84% di energia pulita sul totale delle fonti rinnovabili. In Italia, fornisce il 12% del fabbisogno nazionale con l’apporto decisivo di oltre duemila centrali ad acqua fluente.

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