Quanto rende l’eolico domestico

La resa dell’eolico domestico dipende chiaramente dalle dimensioni dell’impianto che si decide di montare. Per un impianto da 50 kW, con 1500 ore annue di ventosità media (5/6 metri al secondo, tipico del territorio italiano)  si possono produrre 80mila KWh all’anno, i quali compresi di tariffa incentivante che ad oggi è pari a 30 centesimi a kWh frutterebbero nel complesso un reddito generato di 24 mila euro all’anno, da cui bisogna togliere i costi di assicurazione e di eventuali manutenzioni, per cui la resa diventa di circa 22 mila euro all’anno. Il costo complessivo di un impianto domestico di queste (grandi) dimensioni si aggira sui 150 mila euro, con un rientro che avviene dunque nel giro di sette anni. Alle stesse condizioni medie, una pala più piccola di 20kW si ripaga delle spese in tre anni circa.

Ciò che ostacola ancora la diffusione dell’eolico è che viene eccessivamente trascurato rispetto al fotovoltaico, mentre in molte zone d’Italia, paese in cui in gran parte del territorio i venti soffiano costantemente (in particolare al centro-sud), paradossalmente sarebbe più conveniente. Il fatto che il vento non sia sempre costantemente presente e le scarse conoscenze sulle tecnologie utilizzate, fanno propendere inconsciamente la scelta sul fotovoltaico, visto come resa più “garantita” dal fatto che il sole c’è sempre e comunque. Anche la burocrazia è un ostacolo allo sviluppo dell’eolico, dal momento che i tempi di allacciamento alla rete dell’Enel possono essere anche molto lunghi. A differenza del fotovoltaico, poi, non esiste una certificazione degli impianti che ne attestano degli standard costruttivi comuni. Un sistema che andrà sicuramente implementato come garanzia di affidabilità.

Mediamente, per gli impianti di minieolico una pala ad asse verticale conviene di più, perché riesce a “prendere” l’energia del vento da qualunque direzione esso spiri e anche in situazioni di turbolenze. In più, cominciano a girare anche a venti più leggeri (1,2 metri al secondo contro i 2,5 metri al secondo cui cominciano a girare le pale ad asse orizzontale), senza smettere di produrre energia anche a venti molto più alti (venti metri al secondo). Una caratteristica che li rende più appetibili per l’uso domestico, dal momento che nei centri abitati il vento è forzatamente più limitato rispetto ai campi aperti. I tempi di ritorno di un impianto ad asse verticale si attestano attorno ai cinque anni.

Che sia ad asse verticale o orizzontale, il ritorno economico è accettabile a partire dagli impianti da almeno 20 kW.

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