L’ eolico offshore

Con il termine eolico offshore si intendono tutti quegli impianti eolici che vengono installati nelle acque del mare, per sfruttare la maggiore esposizione di quest’ultimo alle correnti del vento. Una delle prime nazioni a credere di più in questa tipologia di energia alternativa è stata la Spagna, che ha puntato forte sull’offshore installando centrali medio-grandi e ricavandone numerosi giga watt in veri e propri parchi eolici. Il primo parco eolico offshore è stato realizzato in Danimarca nel 1991.

Anche il futuro dell’eolico offshore sembra roseo, tanto che Norvegia e Regno Unito prevedono di realizzare estese aree di questi impianti entro il 2020, in grado di coprire i fabbisogni energetici delle utenze domestiche. Solo nel nord Europa le previsioni parlano dell’istallazione di 40mila mW di impianti eolici offshore entro il 2030.

Le turbine offshore possono essere anche galleggianti ed installate in aree molto lontane dalla terraferma, in acque molto profonde, imitando la tecnologia utilizzata per le piattaforme petrolifere di un sistema di ancoraggio a tre punti tramite cavi di acciaio. Tuttavia per il momento sono ancora privilegiate le acque costiere poco profonde, in cui comunque il vento spira costantemente grazie all’assenza di ostacoli naturali o artificiali.

Grazie alle condizioni in cui viene installato, questo genere di impianto riesce ad ottenere a parità di potenza il 30% in più rispetto ai normali impianti eolici.

Quanto a tipo di tecnologia utilizzata, non differisce gran che dall’eolico classico della terraferma, comunemente vengono utilizzate gli impianti a tre pale con asse orizzontale di grande taglia. Naturalmente hanno bisogno di linee elettriche subacquee di collegamento per trasportare sulla terraferma l’energia prodotta: questa voce di spesa ha un costo abbastanza elevato che incide per il 50% sull’intero investimento, motivo per cui l’energia prodotta con questi impianti ha un costo leggermente superiore rispetto a quella degli impianti “onshore”, cioè su terraferma.

In Italia questi impianti non sono particolarmente diffusi, nonostante l’ottimo potenziale delle nostre acque. Sono stati calcolati addirittura 11.680 kmq di superfici marine adatte all’implementazione di eolico offshore, soprattutto nell’area costiera pugliese. Perché questi impianti in Italia possano essere redditizi, però, sarebbe consigliabile installarli in aree i cui fondali sono a 50 metri di profondità per sfruttare i venti più forti, e non troppo vicine alla costa, per non intaccarle in termini di impatto visivo. Attualmente si stanno studiando delle piattaforme galleggianti ancorabili anche a fondali superiori ai 100 metri di profondità, il che permetterebbe l’installazione di questi impianti anche a 20 km dalla costa.

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