Biomasse vegetali

Le biomasse vegetali sono costituite da tutte quelle masse vegetali che possono essere impiegate per generare calore ed altre forme di energia. Le categorie più importanti sono la legna da ardere, il cippato (scaglie di legno) e il pellet (cilindretti di legno sfarinato e pressato). Fanno parte delle biomasse vegetali però anche altre biomasse come erbe essiccate e ramaglie, derivazioni dall’industria agroalimentare e da colture dedicate.

Bruciare le biomasse per ottenere energia non contribuisce all’aumento dell’anidride carbonica nell’atmosfera perché si tratta di carbonio che proviene dall’atmosfera stessa (e non prelevato dal sottosuolo) mantenendo quindi stabile il ciclo anidride carbonica-ossigeno realizzato dalla fotosintesi clorofilliana, grazie a questo, l’effetto serra non va ad incrementarsi.

Ad oggi, le biomasse vegetali contribuiscono intorno al 2% sul fabbisogno energetico nazionale, ma ancora legata in gran parte al “vecchio” sistema di caminetti e stufe. Un utilizzo industriale legato alla generazione di calore ed energia, renderebbe questa percentuale notevolmente superiore.

Alla luce dell’attuale costo delle fonti non rinnovabili come metano e petrolio, oggi i combustibili vegetali tornano ad avere anche una convenienza economica e possono generare grandi fonti di energia laddove utilizzate con apparecchiature all’avanguardia capaci di attivare una conversione termochimica e biologica per realizzare calore, bio-olio e biogas.

Questo stimolerebbe anche il rimboschimento e la conservazione dei boschi contribuendo da un lato a combattere il dissesto idrogeologico e dall’altro a creare nuove forme di realtà lavorative e quindi occupazionali.

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